INTERVIEW:
Domanda 1
Per iniziare, può illustrarci i progetti a cui sta lavorando?
Risposta
Io sono titolare della cattedra come professore ordinario di "Teoria e tecniche delle
Comunicazioni di Massa" presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere
dell'Università Cattolica di Milano, e dirigo, inoltre, l'Istituto di Scienza della
Comunicazione e dello Spettacolo e di quella che, per il momento, si chiama ancora Scuola
di Specializzazione in Comunicazioni sociali; la scuola prenderà il nome di Scuola di
Gestione e Analisi della Comunicazione. Per quanto riguarda i progetti ai quali sto
lavorando, nell'area specifica delle nuove tecnologie sto portando a termine un libro per
la collana "Strumenti" di Bompiani, assieme a due collaboratrici, sull'ipertesto
e sono in previsione altri due libri per il futuro: uno sulle reti e una riedizione di un
libro che ho scritto insieme con Fausto Colombo e con altri collaboratori; questo libro ha
avuto una grandissima diffusione soprattutto nei corsi di laurea in Scienza della
comunicazione e prende il titolo di Nuove tecnologie della comunicazione. Poiché la
cattedra che presiedo è "Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa" non mi
occupo soltanto di nuove tecnologie, ma anche di altri settori inerenti alle comunicazioni
di massa tradizionali. Sto pilotando, dirigendo alcune ricerche, in particolare una sulla
dimensione interculturale, sulla "dieta mediale": cosa consumano le comunità di
stranieri in Milano; un'altra ricerca, già conclusa, è stata svolta sul tema della
comunicazione politica, nella quale ho messo a confronto la Lombardia con le altre tre
regioni europee più significative, le cosiddette "regioni-motori"; ho svolto
ancora una ricerca sulla rappresentazione della morte in televisione e un'altra
sull'identità italiana così come emerge dalle reti televisive nazionali. Queste che ho
enunciato sono naturalmente le ricerche più importanti.
Domanda 2
Quali saranno gli sviluppi della televisione del futuro, quali i nuovi modelli proposti e
quali tra quelli che si affermeranno?
Risposta
Il problema di fondo riguarda la digitalizzazione di tutto il sistema televisivo. Una
digitalizzazione che si unisce a quello che già in parte esiste, in alcuni paesi almeno:
ad una costituzione di canali solo nazionali i quali, in funzione dell'emissione digitale,
si avranno più possibilità di canali audio, anche con lingue diverse - penso a CNN
International, o, per l'Europa, ad EuroNews -. A mio avviso questa è una corsa
inarrestabile fondamentalmente. Nello stesso tempo, però, si verificheranno
"persistenze" - e non trasformazioni di televisioni - per alcuni anni se non
decenni ancora di televisioni cosiddette generaliste, poi di televisioni soprattutto
locali, regionali, digitalizzate o non, questo non ha importanza. La trasformazione più
sensibile, a mio parere, si verificherà a livello del televisore, dell'apparecchio
ricettore, nel caso di una digitalizzazione diffusa, perché non sarà soltanto un
apparecchio che raccoglie immagini provenienti dall'esterno ma anche immagini provenienti
dall'interno prodotte appositamente dall'utente stesso e attraverso l'integrazione con il
computer, l'integrazione con cassette, con compact disc. E' necessario tenere conto
soprattutto che il televisore digitale è un computer e quindi il blocco, la
"scatola", conterrà le funzioni del computer, le funzioni di pertinenza
televisiva e le funzioni, soprattutto, di costruzione di una specie di testo personale
derivato dalla combinazione di parti testuali alcune provenienti dall'esterno, ripeto,
altre provenienti dall'interno.
Domanda 3
Qual è il rapporto tra tecnologia e società?
Risposta
Il rapporto tra tecnologia e società è sempre stato un rapporto di reciprocità molto
intenso senza voler ricorrere ad alcuna dimensione deterministica. Possiamo dire che l'una
incide sull'altra; se questi strumenti tecnologici influenzino o meno la cultura, in
realtà sono già parlati dalla cultura così come essi parlano di questa cultura. Le
incidenze delle trasformazioni tecnologiche sulla società sono rilevantissime sia da un
punto di vista positivo sia da un punto di vista negativo. In una prospettiva positiva le
tecnologie restringono gli spazi, accelerano i tempi, possono essere viste come tecnologie
che, soprattutto, velocizzano il rapporto comunicativo. In una prospettiva di
interpretazione negativa delle nuove tecnologie si corre il rischio della dispersione in
una sovrabbondanza di notizie, d'informazioni; se questo processo non è guidato, se la
ricerca non è guidata da un progetto molto preciso, da un senso di responsabilità molto
determinato, l'utente corre il rischio di frustrazioni dal punto di vista dell'identità e
dal punto di vista della "corporeità"; dell'identità, nel senso che queste
tecnologie tendono a indebolire le tradizionali identità personali e collettive per
andare ad incrementare delle identità trasversali, un po' come ha fatto la televisione
nei suoi anni d'esercizio, ma in maniera più marcata ancora. Le identità trasversali
sono fantasmatiche, casuali e dipendono spesso dalle dimensioni ansiologiche ed emotive
dell'utente. E sono identità manipolabili, che non hanno nulla a che vedere, spesso, con
l'identità personale di chi si inserisce nello scambio comunicativo. Per quanto riguarda
il corpo, queste tecnologie implicano l'attività corporea dell'utente a livello di
tastiera, a livello di mouse, ma nello stesso tempo "fantasmatizzano" i corpi
degli utenti stessi, li trasformano in simulacri spesso contrassegnati dalla stessa
identità formale.
Domanda 4
Le nuove tecnologie della comunicazione determinano direttamente dei mutamenti nella
struttura economica e sociale?
Risposta
Attraverso l'uso delle nuove tecnologie si va sempre di più verso una società sintetica,
sintetica in diverse accezioni; innanzitutto si intende per comunicazione sintetica la
velocità, l'accelerazione degli scambi comunicativi. Ma per "sintetica"
intendiamo anche la sintesi di apparecchiature diverse che fino a poco tempo fa erano
considerate assolutamente non reciprocamente interferenti e che con l'avvento delle nuove
tecnologie possono, in realtà, interagire. E, ancora, "sintetica" anche nel
senso di ricreazione di immagini, di oggetti fondamentalmente molto vicini all'originale:
il sintetico si contrappone al reale o all'oggetto vero, all'oggetto-punto e alla
riproduzione dell'oggetto in rapporto alla vecchia riproduzione delle tecnologie
tradizionali. Questa società sintetica indubbiamente avrà dei vantaggi al suo interno
rispetto a quella attuale nello scambio di informazione e nello scambio dei processi
economici, ma comporterà, allo stesso tempo, anche i rischi che la comunicazione si
trasformi in un nuovo tipo di potere esercitato soprattutto dai centri d'informatica e dai
centri di irradiazione delle notizie.
Domanda 5
E per quanto riguarda la multimedialità e l'interattività?
Risposta
La multimedialità è il ricorso contemporaneo a più media per condurre a un certo tipo
di dialogo. Gli ipertesti possono essere soltanto scritti, con rinvii e con percorsi tra
vari testi, o dotati di immagini tanto statiche quanto dinamiche. Per quanto riguarda il
suono non si tratta di una novità comportata dalle nuove tecnologie perché già il
teatro e il cinema, in fondo, possono essere considerati come multimediali. Il fatto è
che le nuove tecnologie si dovrebbero usare con sapienza espressiva molto più marcata.
Per quanto riguarda l'interattività, può essere definita come la disponibilità di un
sistema elettronico per rispondere alle richieste dell'utente; sono sistemi interattivi
tutti quelli che riescono a stabilire un rapporto con l'utente in una specie di
simulazione della interazione vera personale, dello scambio a livello conversativo. E
allora, mentre nel testo tradizionale - esiste interazione anche nel rapporto con un testo
tradizionale sia scritto, sia filmato, sia televisivo- ci troviamo di fronte a uno stato
di sapere conservato nel testo e ad un "saper fare", cioè alla distribuzione
del sapere nel testo stesso, alle modalità di distribuzione del sapere nel testo, quando
abbiamo a che fare con le nuove tecnologie ci si trova di fronte ad un "saper
essere", ad un "saper fare" e anche ad un "saper agire": un saper
utilizzare tecnicamente queste apparecchiature e soprattutto a saperle utilizzare dal
punto di vista creativo e progettuale. Ripeto: le moderne tecnologie dovranno essere
utilizzate con intelligenza e non con casualità, altrimenti si può verificare il rischio
di uno zapping non pilotato, non diretto da esigenze vere, di carattere culturale,
psicologico e anche di carattere emotivo. L'emozione, in fondo, se governata è uno
strumento di conoscenza molto importante.
Domanda 6
Può parlarci del programma 'Socrates'?
Risposta
Il programma 'Socrates' è nato durante l'anno accademico in corso in sostituzione ed
ampliamento del programma 'Erasmus'. Il programma Erasmus comporta la possibilità per gli
studenti italiani di seguire all'estero alcuni corsi e di ritornare con certe votazioni, e
per gli studenti stranieri di venire in Italia. Il 'Socrates' ha aggiunto a tutto questo
la possibilità di interscambio fra docenti per determinati periodi di tempo. Il nostro
Istituto condivide un programma per 'Scienza della Comunicazione' con tre Università:
l'Università francese di Anger, l'Università di Monaco, in Germania e l'Università di
Pamplona, in Spagna. Naturalmente, si stabilisce con i nostri corrispondenti quali esami
possono valere come sostitutivi di esami del nostro piano di studi e viceversa. Si
verificano dei problemi nel momento in cui alcuni esami equipollenti sono qui annuali e
nelle altre università semestrali o viceversa; ma con il buon senso e con un accordo
generale tali difficoltà si risolvono.
Domanda 7
La radio, il primo mass media dell'epoca moderna, avrà ancora senso di esistenza quando
l'immagine sarà più facilmente trasportabile in ogni ambito?
Risposta
Io penso che la radio continuerà a conservare una sua efficacia e una sua valenza
soprattutto a livello regionale e locale, sia perché è un mezzo che sta recuperando
notevolmente la sua funzione rispetto alla eclissi che si è verificata con il trionfo
della televisione, sia perché la radio consente un tipo di integrazione fantastica da
parte dello spettatore, per quanto riguarda l'intrattenimento, l'avanspettacolo, molto
più rilevante di quella della televisione o, comunque, dell'immagine accompagnata da
audio. In terzo luogo la radio può essere un mezzo molto più rapido dal punto di vista
informativo di qualunque altro strumento che necessita di apparecchiature particolari per
trasformare in immagini le notizie.
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