INTERVISTA:
Domanda 1
Domenico Lini è il direttore del Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da
Vinci", a Milano. Ci può spiegare come può oggi un Museo della Scienza e della
Tecnica rappresentare la trasformazione che è in atto, e quindi rispecchiare la realtà
scientifica e tecnologica del nostro tempo?
Risposta
E' una delle domande che io stesso mi pongo e che sono oggetto di perplessità, di
difficoltà, perché bisogna anche avere presente, che il nostro Museo è una grande area,
sono quattro ettari di esposizione, dotato di grandi macchine, che nasce in un certo
ambito culturale. Il Museo della Scienza e della Tecnica è in qualche modo un oggetto
dell'Illuminismo. A partire dall'inizio del Settecento, l'uomo è arrivato al
convincimento, che attraverso la ragione, attraverso la costruzione di un sistema
complessivo, è capace di spiegare tutti gli eventi. Si dipana così un percorso,
un'indagine scientifica, mai avvenuta prima nella storia, perché c'è una convergenza di
forze, perché si parte dalla filosofia, si arriva alle scienze, anche applicative, con il
suo punto culminante nella meccanica newtoniana. La scienza ha fatto un percorso che
comprende tutta la realtà, che la rintraccia tutta. Da un lato sono andate avanti le
tecnologie, hanno realizzato anch'esse dei grandissimi risultati. Arriviamo alla soglia
del Novecento, in cui questo stesso messaggio onnicomprensivo viene raccolto dalla
tecnologia con le grandi esposizioni universali, con i musei, come il nostro, i grandi
musei tecnico scientifici europei, come quello di Londra, o quello di Monaco, nei quali
tutta la realtà può essere rappresentata come in una grande enciclopedia.
Contemporaneamente avviene però un fenomeno inverso, la scienza torna in qualche modo in
crisi e la tecnologia continua a crescere, continua a diventare sempre più forte. E
arriviamo poi alla divaricazione. In qualche modo vorrei contrassegnargliela con
lavvenimento più esplicito, che ha vissuto l'umanità, per rendersi conto che la
meccanica tradizionale non era vera: il fungo di Hiroshima. Di fronte a questo evento la
gente, le persone comuni, come me, come Lei, capiscono che quella spiegazione della
realtà non è vera, e l'infinitamente piccolo, l'infinitamente grande, con la crisi che
hanno prodotto nella scienza, intervengono nella vita quotidiana e la contrassegnano.
Domanda 2
Nel Suo museo sono esposte grandi macchine a ricordo e rappresentanza del passato della
civiltà industriale, ma recentemente è stato esposto anche il microprocessore, un chip
Pentium. Cosa significa?
Risposta
Quando Lei entra nel museo, quando i visitatori entrano, incontrano questa enorme
macchina. Sono ottanta metri quadri, occupa due piani, è un generatore di elettricità,
costruito dalla forza della tecnologia lombarda, a metà del nostro secolo. Io lo
considero come l'ultimo esempio di un certo modo di realizzare l'industrializzazione, che
ora s'è concluso, che è arrivato ai suoi estremi e che ora viene sostituito da altre
modalità. Noi cerchiamo di rispondere a questa innovazione che avanza, che è molto più
difficile da rappresentare, attraverso una mostra che è permanente, ma che si rinnova
ogni sei mesi, il Salone delle Innovazioni. Lì facciamo pervenire ciò che è già sul
mercato, quindi non studi, ricerche di varia natura, ma che sono ancora in fase
prototipale, ma oggetti che sono già all'interno del mercato. Il Pentium, che abbiamo
presentato in anteprima in Italia aveva esattamente questo significato. Io vedo proprio la
polarità di questi due oggetti: della regina Margherita, che è la macchina di cui
parlavo prima, e del Pentium, una cosa enorme, pesantissima e una cosa leggerissima, un
grande apparato metallico e un oggetto, che nasce dalla sabbia, una sorta di Fenice, che
ripropone la tecnologia in termini attuali. Il museo deve essere capace, con la sua grande
dimensione, di arrivare anche a comunicare anche questi aspetti.
Domanda 3
Il museo deve vivere nel suo tempo. Questo è il tempo dell'interattività. In che modo si
trasformerà anche il museo con l'interattività?
Risposta
Qui ci sono molti progetti, ed alcune realizzazioni. Sostanzialmente stiamo diffondendo
sulle nostre quasi trenta sezioni, che vanno a tutti gli aspetti della conoscenza tecnico-
scientifica, quei totem, che si chiamano punti informativi, che raccontano, dietro
l'oggetto, la sua genesi, le sue funzioni, e arricchiscono la comunicazione che nasce
dall'oggetto. I primi due sono pronti, sono introdotti da una presentazione generale del
museo. Uno è legato a uno dei punti focali del nostro museo: le macchine di Leonardo,
quei modelli che sono stati ricostruiti dagli anni Trenta agli anni Sessanta a partire dai
codici leonardeschi. L'altro invece è legato al momento attuale, al centenario della
trasmissione marconiana. Man mano, oltre a rappresentare questo evento con una collezione
di radio, di apparati di trasmissione e di ricezione, si allargherà alle
telecomunicazioni, intese nel senso del nostro tempo. Altro ancora, e molto c'è attorno:
c'è un progetto di creazione di un sito sul Web, che riguarda tutti i musei milanesi, per
cui noi dovremmo essere i capifila. Proprio in questi giorni c'incontreremo con i vari
direttori, con l'Associazione Provinciale per il Turismo, per vedere come realizzare
questo progetto. Cè ancora il grande patrimonio di immagini, che un museo, come il
nostro, è in grado di generare. Tutto sarà fotografato e rifotografato secondo le
tecnologie che permettono anche stampe in quadricromia, e verrà reso anche disponibile
sul mercato. Si tratta di un insieme, che poi viene connesso, e le diverse parti che vanno
a comporre questo mosaico multimediale, diventano una rappresentazione
alternativo-virtuale del Museo della Scienza e della Tecnica, rispetto all'oggetto
concreto.
Domanda 4
Lei crede alla possibilità di una rete europea dei Musei, quindi della cultura, del
patrimonio scientifico, ma anche artistico, della memoria storica dell'Europa, attraverso
una rete attiva di musei.
Risposta
Noi stiamo provandoci, provandoci perché abbiamo presentato alla Comunità Economica
Europea un progetto di questo genere su uno specifico tema: "Il Mediterraneo, l'uomo
e il mare". C'è questa numerosissima rete di piccoli e grandi musei, che stanno
sulle coste del Mediterraneo, che vorremmo che fossero connessi, in modo che da ogni punto
di ciascun museo, fosse visibile ad Atene, ciò che c'è a Barcellona, ad Haifa ciò che
c'è a Cannes e a Milano. Questa è sicuramente una strada da percorrere. Il rischio è il
fraintendimento. Comunque il museo virtuale non sostituisce il luogo reale. E qui credo
che sia anche un problema che deve essere affrontato in termini colti e non burocratici.
Cioè bisogna avere la capacità di valutare fino in fondo il significato di questi nuovi
fenomeni, che sono di grande interesse, e di connotarli in modo tale che diventino un modo
per girare, per agire, e non semplicemente per stare con questo enorme telecomando in mano
tutto il tempo a guardare.
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