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    Seymour Papert

    Venezia, 07-03-1997
    Bambini e adulti a scuola con il computer
  • La scuola è una istituzione molto conservativa e può avvalersi delle nuove tecnologie per aggiornarsi. Una delle prime cose da fare è l'eliminazione delle classi definite per età: i processi di conoscenza non possono continuare a procedere per salti (1) .
  • Inoltre ai bambini si dovrebbe insegnare ad imparare da soli e non li si dovrebbe semplicemente indottrinare (2) .
  • Nello studio della matematica, la materia forse più ostica nei primi anni di scuola, l'uso del computer può far finalmente capire che la matematica è un modo di pensiero attivo (3) .
  • Nello studio l'uso del computer rende la conoscenza attiva perché permette di creare subito delle applicazioni di quello che si è appreso (4) .
  • Il programma per lo studio della matematica LOGO, frutto del lavoro del professor Papert, è impostato sull'idea che deve essere il bambino ad usare il computer e non viceversa (5) (6) .
  • Negli Stati Uniti ci sono molti più computer nelle scuole di quanti ce ne siano in Italia ma non sempre sono utilizzati nel migliore dei modi (7) .
  • Uno degli esperimenti condotti da Papert è stato quello di far realizzare dei videogiochi direttamente ai bambini, facendoli partecipare attivamente alla conoscenza. Questi tipo di didattica è molto più efficace dell'insegnamento tradizionale che dalla cattedra si diffonde tra i banchi (8) .
  • La scuola si trasformerà completamente entro dieci o venti anni e allora tutti i bambini avranno un computer e sapranno usarlo sia per lo studio che per il gioco. Il rischio di una discriminazione tecnologica nei confronti dei paesi in via di sviluppo esiste ma si deve anche tener conto del fatto che spesso i paesi più sviluppati sono anche i più conservatori rispetto ad ogni novità (9) .
  • Papert sta aderendo ad iniziative di diffusione dei PC proprio nei paesi in cui ce ne sono meno (10) .
  • Spesso si imputa ai videogiochi un ruolo diseducativo per i bambini soprattutto per l'eccessiva violenza che contengono; in realtà qualsiasi strumento di comunicazione può contenere elementi educativi o, al contrario, altamente diseducativi (11) .
  • Una censura su Internet per proteggere i bambini non è la soluzione al pericolo che ricevano informazioni non adatte alla loro età. Il controllo deve essere velato e veicolato solo dal dialogo tra bambini e genitori (12) .
  • Il ruolo degli insegnanti deve cambiare radicalmente: devono insegnare ai bambini come essere autonomi nei processi di apprendimento; inoltre l'insegnante deve dimostrare come si studia e si impara e, quindi, mettersi a studiare con i suoi studenti (13) .
  • La pigrizia riconosciuta ad alcuni insegnanti si deve piuttosto imputare all'arretratezza del sistema scolastico italiano (14) .
  • La quantità di informazioni che si ricevono dai nuovi media non costituiscono il pericolo di esserne sommersi perché c'è sempre la possibilità di selezionare tutto ciò che si riceve (15) .
  • La ricerca di notizie su Internet è sempre più efficace che non su di un libro. Si dovrà lavorare ancora molto per rendere l'uso dei mezzi digitali accessibile e semplice per tutti (16) .




  • INTERVISTA:

    Domanda 1
    Lei afferma che i computer non vengono utilizzati nel modo giusto nelle scuole. Come potranno essere utilizzati nel modo corretto?

    Risposta
    Le scuole sono delle istituzioni molto conservative, e noi abbiamo il dovere di riconsiderare l'intera struttura del sistema scolastico. L'idea di dividere i bambini in classi: prima classe, seconda classe, terza classe, è ridicola. In nessun altro luogo, nella vita, dividiamo la gente a seconda dell'età. Lo facciamo a scuola perché eravamo abituati a trasmettere la conoscenza fornendola un po' alla volta. Se ne riceveva un poco a otto anni, un poco a nove anni. Oggigiorno la gente assimila la conoscenza a tutte le età, quando ne ha bisogno; in questa prospettiva l'idea delle classi è ridicola. Dobbiamo ripensare la scuola: il modo di trasmissione della conoscenza, oggi, è ottocentesca! Il novanta per cento di quello che viene insegnato oggi a scuola non dovrebbe essere insegnato, perché non è più rilevante.

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    Domanda 2
    Quali sono, dunque, i campi che Lei considera più importanti per i bambini?

    Risposta
    La cosa più importante è: non insegnare per niente. La natura della scuola consiste nell'insegnare ai bambini a ricevere dal maestro, mentre questi ultimi dovrebbero apprendere da soli la conoscenza. Penso che la cosa più importante da insegnare ai bambini è l'essere degli scolari indipendenti, responsabili del proprio apprendimento. Per quanto riguarda le materie, credo che quella che richiede la maggiore riforma sia la matematica, non perché sia la più importante, ma perché arreca i maggiori danni. Il modo con cui insegniamo la matematica dà alla gente una conoscenza inutile, e arreca un notevole danno psicologico, perché molte persone credono di essere stupide, limitate. Penso, quindi, che dovrebbe essere tutto buttato fuori e che dovremmo ripensare a quello che vogliamo insegnare ai bambini.

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    Domanda 3
    La matematica, dunque, dovrebbe essere insegnata in un modo più pratico?

    Risposta
    Dovremmo insegnare una matematica diversa. La matematica che insegniamo a scuola è completamente inutile, mentre essa costituisce un modo di pensiero attivo. E' quindi inutile cambiare solo il modo di insegnare la stessa materia. Dobbiamo creare, viceversa, un nuovo contesto. Penso, per esempio, che i bambini possano apprendere un modo per realizzare dei meravigliosi progetti con i computer, come costruire dei robot, o fare dell'arte computerizzata con la realizzazione di spettacoli multimediali. Per fare questo hanno bisogno di un'importante matematica: la matematica che una volta era impossibile insegnare, ma che ora i bambini possono apprendere. Ciò ha un senso solo cambiando l'intera struttura di quello che pensiamo.

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    Domanda 4
    Cosa pensa che un computer possa offrire ad un bambino di diverso da un libro?

    Risposta
    Noi non pensiamo che il computer dia qualcosa al ragazzino. Per fare un'analogia, se si vuole imparare la musica, è bene suonare uno strumento. Cosa può dare un pianoforte a qualcuno, che non gli può dare un libro? E' la stessa risposta. Il pianoforte consente di fare qualcosa con la musica, di renderla propria, di esprimere se stessi. Nel libro si può leggere sulla musica, ma non è la stessa cosa. Con la conoscenza matematica, il computer è come il pianoforte. Consente di suonare la conoscenza; il libro ce la può solo dare.

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    Domanda 5
    Alcuni anni fa Lei ha inventato LOGO, un programma di computer per bambini delle scuole elementari. Ci può spiegare che cos'è?

    Risposta
    LOGO era motivato dall'idea di affidare il computer ai bambini, perché quando guardo e vedo come vengono utilizzati i computer, è il bambino ad essere affidato al computer. Il computer dice al bambino cosa fare. Fa una domanda e dice "giusto" o " sbagliato". Questo non è il modo di utilizzarlo. Il modo di procedere è mettere il bambino in condizioni di controllare il computer. LOGO è uno strumento che consente ai bambini di utilizzare il computer per fare qualsiasi cosa vogliano fare: della musica, dell'arte, dei giochi, delle ricerche storiche. E' un modo per dare ai bambini, e anche a chiunque altro, agli adulti come ai bambini, il controllo del computer.

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    Domanda 6
    Sta studiando dei nuovi programmi più avanzati per i bambini dopo LOGO?

    Risposta
    Non proprio dopo LOGO; LOGO è cresciuto, così come i computer sono diventati più potenti, e insieme al fatto che sappiamo svolgere più operazioni con il computer che siano interessanti per i bambini, LOGO si è espanso. Non è un sistema finito, ma, viceversa, si avvicina ad una filosofia, ad un modo di pensare al modo in cui delegare il controllo nelle mani del bambino. Così, le forme moderne di LOGO hanno un aspetto molto diverso dalle forme precedenti. Sfortunatamente, penso che in Italia siano conosciute solo le forme più vecchie.

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    Domanda 7
    Pensa che l'Italia sia realmente in ritardo in questo nuovo studio? E, forse, negli Stati Uniti la presenza dei computer nelle scuole è sicuramente maggiore.

    Risposta
    Penso che il mondo intero sia in ritardo. Abbiamo più computer nelle scuole e, allo stesso tempo, il loro utilizzo è peggiore. Dovrei aggiungere che, Negli Stati Uniti, vengono svolte cose entusiasmanti, anche; ma credo, tuttavia, che l'utilizzo medio dei computer stia scendendo, non salendo, perché con i computer più interessanti la gente riesce molto facilmente a far fare ai bambini cose superficiali.

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    Domanda 8
    Lei ha anche affermato che i bambini dovrebbero avere la possibilità di costruire nuovi mondi e di farli lavorare con il computer. In un'intervista Lei ha sostenuto che i bambini devono avere la possibilità di costruire nuovi mondi e di farli funzionare. Perché?

    Risposta
    Analizziamo questa cosa con un piccolo esempio. Il più facile da descrivere è un progetto che abbiamo realizzato con molti bambini, in cui questi ultimi realizzano i propri videogiochi. Non è importante fare un videogioco, ma per i bambini il videogioco fa parte della cultura in cui vivono, loro pensano che sia importante, ed è importante per le loro vite. Dunque, il primo cambiamento che arriva quando un bambino può fare un proprio videogioco è che i bambini passano dall'essere consumatori ed essere produttori. Questo è un primo cambiamento nell'approccio e nella mentalità. L'errore della televisione, dei media, persino della scuola, sta nell'offrire la conoscenza viene ai bambini; in questa prospettiva i bambini consumano, non producono. Il bambino, viceversa, può, ora, realmente realizzare un videogioco, uno veramente bello; e questo è un cambiamento già di per sé un cambiamento importante. Ma facendo questo videogioco, parti realmente importanti della conoscenza entrano nel gioco, e così il bambino è molto motivato ad apprendere bene. Che cosa? Prima di tutto la programmazione: il bambino apprende a programmare il computer per fare il gioco. Abbiamo dei bambini di nove, dieci anni che imparano a programmare ad un livello che normalmente non ci si aspetta neanche da studenti di scuole medie o addirittura da studenti universitari. Poi, nel realizzare questi giochi, devono svolgere molte operazioni. Uno dei miei esempi preferiti è cosa un bambino possa pensare a proposito del salto. Immaginiamo di fare una gara. Si vuole far correre una piccola figura e poi farla saltare. Ora: cos'è un salto? Se si salta personalmente, non si deve pensare a cosa sia un salto. Ma se si vuole che sia il computer a farlo, può essere necessario pensare: "Ebbene, cos'è un salto? Si va su, si passa, e giù così. Non ha l'aspetto di un buon salto. Cos'è un buon salto? E' più simile a questo? Cosa significa esattamente, questa forma?" In questo modo il bambino entra nella matematica per capire la forma di un salto, di un percorso, di quello che un matematico chiamerebbe una traiettoria. E poi, da questo, entra nella fisica per capire come funziona il salto in relazione alla gravità. Questo bambino entra, dunque, in quello che sembra essere una conoscenza molto avanzata della matematica, della fisica, e di molte altre cose, nella programmazione. Il fatto che il bambino cerchi di far funzionare questo gioco fornisce una situazione diversa per l'apprendimento, una diversa motivazione. Il bambino è realmente motivato perché è insita, nel gioco, la possibilità di esplorare. E' un modo diverso di apprendimento rispetto al sedere in una classe, dove il maestro dice questo e quello, e si scrive e si memorizza. E' un modo molto più efficiente di apprendere.

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    Domanda 9
    Dunque Lei è a favore di una vera rivoluzione del sistema scolastico presente?

    Risposta
    Vorrei fare una ratifica di ciò che ha detto: non sono io a volere il cambiamento, ma succederà perché ci sono i computer. La gente che sta dibattendo se ci debba essere realmente una rivoluzione nelle scuole, sta perdendo il proprio tempo e quello di tutti gli altri. Dicono che è troppo costoso fare grossi cambiamenti ora, ma, in realtà, stanno sprecando i soldi, perché tutto quello che spendono in questo momento verrà buttato via; tra dieci o vent'anni nulla che somigli anche vagamente alla scuola come la conosciamo continuerà ad esistere. I computer saranno ovunque e i bambini li avranno, apprenderanno in modi diversi. La nostra scelta, quindi, non consiste nell'essere favorevoli o contrari, ma di essere disposti ad accettare che la rivoluzione sta già succedendo e che succederà in futuro. Ora dovremmo sforzarci affinché ciò succeda in un modo ordinato e pianificato, non dovremmo aspettare finché ne verremo sopraffatti. Questo è il campo delle scelte. Quindi, non sono favorevole a nulla, eccetto che a riconoscere la via che stiamo prendendo ed essere sensibili alla sua preparazione.

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    Domanda 10
    Per questa ragione, in alcuni paesi poveri le tecnologie non arriveranno, e si verificherà un divario tra i paesi che utilizzeranno la tecnologia e quelli che ne saranno sprovvisti.

    Risposta
    Sfortunatamente questo sarà vero. Non penso che sia una questione di povero o ricco. Penso che, spesso, i paesi più ricchi siano i più conservativi quando si tratta di attuare dei grossi cambiamenti. Ho passato molto tempo nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, ed ho verificato che quando si va in un paese in via di sviluppo, la gente è molto più aperta alle nuove idee. Nei paesi sviluppati si pensa di sapere tutto: siamo già sviluppati, siamo lì; di conseguenza non sono molto disponibili ai cambiamenti. Nei paesi in via di sviluppo, la consapevolezza di essere un paese in via di sviluppo significa riconoscere il proprio bisogno di cambiare, e si cerca di fare qualcosa di nuovo. Quello che Lei ha detto è vero: quelli che non colgono la sfida di rielaborare il proprio sistema di istruzione per adattarlo al mondo del futuro, rimarranno indietro. E' una questione di costi? Non credo. Penso realmente che sia una questione di priorità, di volontà politica, di capacità decisionale. In Italia potreste dare ad ogni bambino un computer, ed aumentereste i costi dell'istruzione forse soltanto del cinque per cento. Perfino nei paesi poveri si possono portare i computer. Io sto lavorando molto e faccio parte di una nuova fondazione chiamata "To Be One" (Essere Uno), che cerca, molto attivamente, di introdurre computer e progetti pilota nei paesi dove c'è il minor numero di computer. Vogliamo portarli lì in modo che i bambini vi abbiano accesso.

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    Domanda 11
    Lei ha parlato di videogiochi, ma alcuni genitori sono un po' spaventati dai videogiochi, perché dicono che essi possano essere pericolosi, così come dicono, a volte, che la televisione può essere pericolosa. Condivide questo timore?

    Risposta
    Certamente, tutte le cose possono essere pericolose. I libri possono essere pericolosi, perché possono contenere pornografia, propaganda fascista; ma nessuno dice: "Non dovremmo avere i libri". Le automobili sono pericolose: Molti bambini vengono uccisi dalle automobili. Noi non diciamo: "Rinunciamo alle automobili". Diciamo: "Pensiamo a come utilizzarle, e siamo prudenti con esse". Penso che la stessa cosa abbia valore qui come con i computer, i giochi, qualsiasi cosa. In particolare, con i videogiochi, penso veramente che molto del contenuto dei videogiochi di successo sia molto cattivo. Non mi piace tutta questa violenza, ma quello che penso sia più grave è che il videogioco sia piuttosto simile alla scuola nel rendere il bambino passivo. Il gioco imposta l'agenda di quello che si deve fare. Penso, viceversa, che fare il proprio videogioco sia una cosa molto positiva, e capovolge la situazione, in modo che il bambino possa trarre vantaggi dal fare il gioco, in modo che il desiderio di giocare il gioco diventi una motivazione per qualcosa di realmente positivo, e un nuovo e più profondo modo di apprendere per i bambini.

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    Domanda 12
    In Italia, alcuni parlano di rendere effettivo un regolamento per difendere i bambini dal rischio delle tecnologie, per avere delle regole da seguire. Navigare in Internet può costituire un pericolo, per bambini e ragazzi, nell'avvicinarsi a contenuti come la pornografia, o la violenza.

    Risposta
    Prima di tutto, non credo che funzionerà, e la gente perde il proprio tempo a pensare ad una soluzione del genere. La vera soluzione si trova nel dare fiducia ai bambini. Dobbiamo discutere di queste cose con i nostri bambini. Se vediamo che non riescono a parlare di quello che vedono, c'è qualcosa di sbagliato nel nostro rapporto con i bambini. Credo che sia più importante per le famiglie pensare perché ci sia un problema, piuttosto che pensare a delle soluzioni tecnologiche. La soluzione sta nella natura della famiglia e nella relazione con la gente. Conosco molti bambini; i miei nipotini passano molto tempo con i computer e non penso che facciano nulla di male. Occasionalmente si imbattono in qualcosa che non va bene e ne parlano. Dicono: "Abbiamo visto una cosa buffa". Ne discutono. Penso non ci sia del male. Però, certi genitori non sanno che cosa fanno i propri bambini, e molti bambini non si fidano dei genitori, oppure, addirittura, alcuni bambini pensano che quando i genitori dicono: "Non fare questo", si tratti di una buona cosa da farsi. Se questo è il proprio rapporto con i bambini, si deve essere coscienti di avere un grave problema, e si deve cercare di risolverlo. E allora, naturalmente, questi bambini vogliono spiare delle cose e non dire ai genitori quello che hanno visto, e le cose vanno di male in peggio. In questi casi la tecnologia aggrava un problema che esisteva già. Non crea il problema. Ma penso che contenga la possibilità di soluzione. Lavorare con i bambini, con i computer, offre ai genitori e ai bambini l'opportunità di sviluppare progetti più collaborativi, di apprendere insieme, di condividere qualcosa di molto ricco, in cui i bambini sono, in effetti, molto bravi ad apprendere e possono insegnare ai genitori. Penso che attraverso queste tecnologie abbiamo molta più opportunità di migliorare la vita dei bambini e la relazione tra i bambini e i genitori, piuttosto che il contrario. Ma i genitori devono comprendere che devono passare del tempo, devono imparare ad usare il computer, e devono essere disposti ad avere una mente più aperta su quello che i bambini debbano apprendere e di quello che non debbano apprendere, e di come l'apprendimento debba funzionare. Il computer rende solo visibile un problema che c'era già nell'attitudine dei genitori.

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    Domanda 13
    Che tipo di abilità saranno necessarie per gli insegnanti del futuro?

    Risposta
    Penso che in passato l'insegnante sia stato messo nella posizione di fornire la conoscenza, di essere una sorta di enciclopedia umana che fornisce semplicemente la conoscenza, e questa funzione non è peculiare all'essere umano. Questo può essere svolto da processori di informazioni. L'insegnante è anche stato messo nel ruolo di poliziotto, di dover disciplinare i bambini, forzarli ad apprendere quando non vogliono. Alcune delle vecchie funzioni dell'insegnante scompaiono, perché l'insegnante dovrebbe essere una persona comprensiva, che consiglia, e, soprattutto, uno che apprende. Forse la cosa più strana a proposito della scuola è che noi tutti diciamo che i bambini dovrebbero imparare a studiare. Ma se si vuole studiare qualcosa, il migliore modo di impararlo è di vedere qualche esperto che lo fa. I bambini vedono gli insegnanti studiare? Mai. Perché gli insegnanti non studiano, insegnano. La cosa più importante che potrebbe fare un insegnante è essere un buon scolaro, imparare nuove cose insieme ai bambini e dare un buon esempio di apprendimento. L'essere realmente uno scolaro esperto dovrebbe costituire uno dei requisiti di un insegnante, insieme ad essere una persona calda, meravigliosa e comprensiva. Non è cosa da poco. E' interessante che in tutte le lingue di cui ho sentito, ci sono delle parole per l'arte di essere un buon maestro, come pedagogia o teoria didattica, e strani linguaggi. Qual è la parola per l'arte di essere un buon scolaro? Non penso che ci sia una parola in italiano, inglese, francese o russo. E perché è così? Perché fino ad adesso noi pensiamo al maestro come la persona attiva. Lo scolaro deve solo fare quello che dice il maestro. Dobbiamo ribaltare questa situazione. Se lo scolaro diventa la persona attiva, dobbiamo avere degli esperti dell'apprendimento: è questa l'abilità più importante di un maestro. E' l'abilità più importante anche per il bambino, perché il bambino sta entrando in un mondo dove la conoscenza sta cambiando così velocemente, che la maggior parte della gente farà dei lavori che non erano neanche stati inventati quando sono nati i bambini. Quindi, non va bene insegnare ai bambini quando sono piccoli quello di cui avranno bisogno per il resto della vita, eccetto una cosa: come apprendere nuove cose quando se ne ha bisogno. Quindi, la semplice risposta alla sua domanda è: il maestro deve diventare colui che apprende. Uno dei grandi problemi per le scuole, il perché le scuole siano dei cattivi posti per imparare, il perché sono dei cattivi posti per i bambini per apprendere, è che sono dei cattivi posti per i maestri per imparare.

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    Domanda 14
    Non pensa che sia una specie di utopia? Forse gli insegnanti non vogliono apprendere più.

    Risposta
    Mi avete domandato quale abilità dovrebbero imparare gli insegnanti? Se ci sono degli insegnanti che non vogliono studiare, non so che cosa farci. Forse, la soluzione sarebbe quella di trovare degli altri insegnanti. Ma penso che a tutta la gente piaccia imparare. E penso che la ragione per cui gli insegnanti adottino un approccio talmente rigido è perché sono forzati a farlo. Non è colpa dell'insegnante, è colpa del sistema scolastico. Alcuni maestri sono forse pigri. La mia esperienza è che la maggior parte degli insegnanti, se si dà loro una possibilità di imparare cose entusiasmanti, vogliono realmente sapere e condividono questo apprendimento con i bambini. Gli piace veramente farlo.

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    Domanda 15
    Con le nuove tecnologie e con Internet c'è una grande quantità di informazioni. Forse troppa informazione. Come si può aiutare i bambini a selezionare le informazioni?

    Risposta
    Penso che ci siano due aspetti del computer, per quello che i computer possono offrire, in più, ai bambini. Se non si pone l'enfasi su ambedue gli aspetti, si è superficiali. Quando ho parlato del videogioco, ho parlato dei bambini che fanno qualcosa, che costruiscono qualcosa con il computer. Il computer é come la creta, da cui è possibile costruire una scultura. E' materiale per costruire. Questo aspetto del computer è essenziale. Penso che questo sia il nocciolo di quello che possa offrire. Tuttavia, se si fanno cose come il gioco, per sapere come fare il salto, o qualsiasi altra cosa, è necessario avere accesso alla conoscenza e all'informazione. Ma se le informazioni che si cercano servono ad un certo proposito, è una vera necessità, non si viene sommersi da esse. Si cercano le informazioni di cui si ha bisogno, si prendono e si utilizzano. Fortunatamente il computer può offrire ai bambini modi di arrivare alle informazioni che necessitano per eseguire progetti importanti, profondi e difficili. Ma se si cercano informazioni per un proposito specifico, non si ottengono troppe informazioni. Naturalmente, c'è qualcosa come "troppe informazioni" se si nuota soltanto nel mare di informazioni. Penso che la gente che ha questa immagine di Internet, dove si può andare e prendere qua e là e ricevere tante informazioni per qualsiasi cosa... questo è totalmente sbagliato. E' anche peggio della vecchia attitudine di imbottire i bambini con le informazioni che sono nel programma didattico. Le informazioni sono solo importanti quando si fa qualcosa con esse. Questa idea del computer come macchina di informazioni è, penso, un'idea molto superficiale e pericolosa. Non si tratta, primariamente, di una macchina di informazioni. E' anche questo, ma più di tutto è una macchina per eseguire dei progetti. E' uno strumento per fare delle cose e per essere più efficaci, per fare cose più complesse di quanto fosse possibile prima.

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    Domanda 16
    Ma in Internet si perde un po' di tempo a trovare le informazioni. Su un libro è più semplice.

    Risposta
    Non penso che sia vero. Trovo che se ho bisogno di sapere qualcosa, novantanove volte su cento riesco ad ottenerla da Internet molto più velocemente di quanto riuscissi ad ottenerla dai libri. Non so quali libri Lei legga. Deve andare in una libreria per avere un libro. Siamo soltanto agli inizi dell'utilizzo delle banche dati e conoscenza digitale quale fonte di informazioni utilizzabili. Dobbiamo svolgere molto lavoro per rendere il processo di ricerca più efficace. Uno dei progetti di ricerca che stiamo realizzando al MIT si chiama "Constructopedia". L'idea è lo stesso tipo di conoscenza che si può trovare in un'enciclopedia, fatta eccezione che è indicizzata. Vi si può accedere attraverso i propri utilizzi, piuttosto che attraverso gli altri aspetti. E' presa da un punto di vista di giochi. Se si consulta l'Enciclopedia Britannica, o qualsiasi altra enciclopedia, e si cerca "salto", si trova prima di tutto, forse, una storia dei giochi olimpici, poi si troverebbe qualcosa su come saltano certi animali. Non si troveranno molto facilmente le informazioni necessarie per costruire un salto. Ora, nella "Constructopedia" ci sarebbe la stessa informazione, ma sarebbe ordinata in modo che, prima di tutto, si possano ottenere più facilmente le informazioni su come utilizzare il salto in un gioco, o come misurare il salto di un animale, o il proprio salto. Si potrebbero voler utilizzare dei computer e i sensi per potenziare le proprie attività, e, in questo modo, si è in grado di ottenere quel tipo di informazioni in modo più diretto. E' un'enorme mole di lavoro, noi siamo solo agli inizi, e molte altre persone lavoreranno a questi progetti. Dunque, credo che con il tempo, l'accesso ad informazioni aggiunte, tramite mezzi digitali, diventerà sempre più facile.

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